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    <title>aotearoa</title>
    <description>aotearoa</description>
    <link>https://journals.worldnomads.com/ulisse/</link>
    <pubDate>Thu, 9 Apr 2026 03:29:43 GMT</pubDate>
    <generator>World Nomads Adventures</generator>
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      <title>Let's see a sunrise in HG</title>
      <description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Certo che viaggiare è bello ma è pure faticoso! Sono in piedi da quasi ventiquattr’ore, ma non riesco a riposare a causa del ciclo biologico sonno-veglia. Abbiamo viaggiato da occidente ad oriente, inseguendo il tempo e macinando minuti.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Il risultato è che già un’ora e mezza dopo il decollo da Malpensa, dall’oblo del 777, si può già scorgere l’imbrunire e le hostess, con gentilezza e perentorietà invitano a chiudere le tendine per consentire ai viaggiatori di risposare.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Ma quale riposo? &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;La rotta seguita dal velivolo è davvero suggestiva e costituisce, se pur dall’alto estremo del cielo, un viaggio nel viaggio. Milano Venezia e quindi Trieste, poi Lubiana, Belgrado, quindi tutta la Romania, di passa sopra il Mar Nero, si tocca Yalta, si prosegue toccando tutte o quasi le Repubbliche Baltiche, si sfiora Grosny, quindi si procede verso la Mongolia, poi Kabul, Islamabad, le cime più alte del mondo, quindi India, inoltre China, sfiorando Vietnam e infine HK, con tanto di sole nascente all’orizzonte!&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Ne ho approfittato per saccheggiare la home video a disposizioni dei viaggiatori e mi sono guardato 3 film, insieme a qualche documentario e alle splendide immagini che arrivavano dalla web-cam posta sulla fusoliera dell’aeromobile. Ma sonno neanche l’ombra!&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Ora (le 9,30) siamo in una lounge dell’aeroporto internazionale di Hong Kong, in attesa dell’imbarco per Auckland che non avverrà prima delle 15,00 ora locale (le 8 in Italia).&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Intendo godermi questa attesa cercando almeno di assaggiare qualche piatto locale anche se tempo che in aeroporto ci sarà ben poco di autoctono.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <link>https://journals.worldnomads.com/ulisse/story/66573/Italy/Lets-see-a-sunrise-in-HG</link>
      <category>Travel</category>
      <category>Italy</category>
      <author>ulisse</author>
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      <pubDate>Sat, 20 Nov 2010 12:51:00 GMT</pubDate>
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      <title>Why aotearoa?</title>
      <description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Che cos’è Aotearoa?&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Cosa ci stanno a fare tutte queste vocali, l’una ad inseguire l’altra, in un sussulto glottologico che pare uno scioglilingua?&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;font face="Calibri"&gt;Letteralmente “&lt;i&gt;Isola della Lunga Nuvola Bianca”&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Aotearoa è l’antico nome della Nuova Zelanda, il nome con cui, tutt’ora i Maori, i primi abitanti di questo arcipelago, chiamano la loro Terra. Non che Nuova Zelanda suoni tanto meglio, nonostante l’evidente adiacenza linguistica. Ma a cosa vi fa pensare la Zelanda? A me ricorda l’aggettivo “zelante” cui spesso assegniamo una connotazione negativa. Ma anche “Terra di Ze”, sorry “Nuova Terra di Ze” , ma perché “nuova”. Non sarà mica più giovane della Bulgaria, e i Maori non saranno mica più giovani dei canadesi, ma tant’é…..&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Furono gli olandesi di Abel Tasman, i primi europei che la raggiunsero, nel 1642, a chiamarla &lt;i&gt;Nieuw Zeeland&lt;/i&gt; (Nuova Terra del Mare, dalla regione olandese da cui proveniva lo stesso Tasman, lo Zeeland), in inglese New Sealand.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;4.230.000 (&lt;i&gt;quattro milioni duecento trenta mila&lt;/i&gt;) di abitanti; 40.000.000 (&lt;i&gt;quaranta milioni&lt;/i&gt;) di pecore; 268.400 (&lt;i&gt;duecento sessantottomila quattrocento&lt;/i&gt;) chilometri quadrati di superficie, praticamente poco più del Regno Unito, e poco meno dell’Italia; &lt;span&gt; &lt;/span&gt;un territorio piuttosto vasto ma scarsamente popolato.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Non la conosco ancora, ma potrei supporre che la Nuova Zelanda somigli un poco alla ragazza che a scuola, al momento della selezione per la squadra di rugby, attende in silenzio di essere notata e desidera ardentemente che la scelta cada si di lei. Quando ciò accade, riesce a dimostrare il suo valore grazie alla sola forza della determinazione, segnando una meta assolutamente inaspettata e quando le compagnie di squadra le vanno vicino per congratularsi, guarda per terra e borbotta “Non ho fatto niente”. &lt;span&gt; &lt;/span&gt;Una come Veronica, insomma!&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Mi ha sempre affascinato questo posto, come immagino sia stato e sarà per ogni persona che porta dentro di sé il Rugby, la sua storia, il suo mondo ed il mito degli All Blacks. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Questo Paese che ha fama di essere un “laboratorio di riforme sociali” fu, infatti, la prima nazione al mondo a concedere il diritto di voto alle donne, nel 1893 e ad introdurre un sistema di previdenza sociale nel 1898. Il popolo neozelandese è un popolo impegnato, lo è sempre stato garantendo, ad esempio, il proprio supporto durante i periodi di belligeranza, anche quando i conflitti si svolgono dall’altra parte del mondo, come nel caso della Prima e della Seconda Guerra Mondiali, il cui contributo da parte di giovani neozelandesi è stato impressionante. Ben centomila perirono in un paese che, all’epoca, contava poco più di un milione di abitanti.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font face="Calibri" size="3"&gt;Molti autorevoli studiosi sostengono che la moderna cultura neozelandese sia nata a cavallo degli anni ’80 del secolo scorso, quando vi fu il crollo di un potente fattore di coesione sociale, il rugby (che insieme all’impegno profuso nelle due guerre mondiali aveva contribuito a costruire una coscienza nazionale). Il crollo avvenne quando, nel 1981, decine di migliaia di neozelandesi scesero in strada per protestare contro la tournée che la squadra di rugby sudafricana era in procinto di effettuare nel loro paese. Secondo i dimostranti, infatti, l’apartheid dominava il mondo sportivo; in quell’occasione la Nuova Zelanda si divise in maniera netta, un evento che lascio un segno molto profondo nella coscienza nazionale, tanto che oggi quasi tutti i neozelandesi oltre i 35 anni ricollegano l’espressione “The Tour” a quei drammatici eventi.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <link>https://journals.worldnomads.com/ulisse/story/66285/Italy/Why-aotearoa</link>
      <category>Travel</category>
      <category>Italy</category>
      <author>ulisse</author>
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      <pubDate>Wed, 10 Nov 2010 23:34:00 GMT</pubDate>
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