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    <title>... e allora dimmi ti aspetto in fondo al mondo</title>
    <description>... e allora dimmi ti aspetto in fondo al mondo</description>
    <link>https://journals.worldnomads.com/cicia/</link>
    <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 05:17:43 GMT</pubDate>
    <generator>World Nomads Adventures</generator>
    <item>
      <title>Tornare a casa. Ovunque essa sia.</title>
      <description>&lt;div&gt;Guardi ancora quella foto di gruppo, lui in basso a sinistra con il 
braccio rotto e il broncio da bambino. E' così che lo ricordi, anche se 
non c'eri. Strani scherzi della memoria. Ricordi anche i puntini scuri 
che ha dentro il labbro, come dei piccoli nei. Forse te li ha mostrati, 
forse sono solo nella tua testa.&lt;br /&gt;
Ricordi i suoi capelli dritti, quando li tocchi tornano subito su. Non 
come i tuoi. Che anche se provi a tirarli su stanno sempre giù. E il 
losso, e il lalbero, e il siruro. E quelle parole che pronuncia in un 
modo che è solo suo. E i suoi occhi chiusi, le ciglia nerissime, mentre 
dorme sul divano. Una mano sotto la guancia, l'altra appoggiata sul 
fianco o su un cuscino stretto sulla pancia. Il broncio e i capelli 
tutti dritti verso la fronte. &lt;br /&gt;
Non lo vedi da più di sei mesi. Fra meno di tre settimane sarai da lui, 
in capo al mondo. E ancora non ci credi, non riesci a immaginare come 
sarà, anche se ci provi da un pezzo.&lt;br /&gt;
Lo hai salutato piangendo sulla porta di casa, mentre spariva piano 
attraversando il balcone e la tua vita sprofondava in una bolla. E poi, 
qualche ora più tardi, in quella stradina vicino al Pratello. Lui in 
bici, tu ferma lì sul marciapiede, in tuta dopo la lezione di yoga. Hai 
fatto di tutto per non pensare. Gli hai baciato la mano un attimo prima 
che fuggisse lontano. Ogni volta che passi in quella via siete ancora 
lì, uno di fronte all'altra. Lui sulla sua bmx, tu ferma impalata con i 
pantaloni da wushu e la felpa rosa, la canotta nera e un sorriso umido, a
 chiederti come cazzo farai senza di lui. Siete sempre lì, ma lui non 
c'è più.&lt;br /&gt;
E hai attraversato quest'inverno in punta di piedi, strisciando, 
correndo. L'hai attraversato come un fantasma tra i fantasmi di giorni 
passati e futuri. Nei rari momenti di lucidità hai finto che fosse tutto
 ok, sei stata bravissima. Ti sei persino laureata e non te ne importava
 niente da anni. Ma era uno di quei sassolini che volevi togliere dalla 
scarpa, prima o poi. Per partire leggera. Lo hai fatto per lui, per te, 
per le domeniche soffocate dai sensi di colpa.&lt;br /&gt;
E hai suddiviso i mesi in pezzetti, per farli sembrare più piccoli, per 
non farti sopraffare. Come le briciole di Pollicino. Li spargevi dietro 
di te, o forse lo facevano da soli. E a fine ottobre un pezzettino era 
già andato via. E poi tutti gli altri.... i primi tempi erano sempre 
tanti, così tanti. Ma la scarsa lucidità ha i suoi vantaggi. Ti ha 
avvolta come un manto o una nebbia, ti ha cullata ogni giorno. Ti ha 
fatto stare in bilico, ha rischiato di rovinare i tuoi piani. E di 
trascinarti via. Ma non è successo. E tutto quello che è passato è come 
una nebulosa, un groviglio. L'hai attraversato senza renderti conto, e 
senza cadere.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
Mancano poche settimane. Meno di tre. Pensi a quell'abbraccio in 
aeroporto, a come sarà. Ci pensi da mesi. E' sempre lì, a fare da sfondo
 a ogni tua azione, a coprirla con un velo sottile. Qualsiasi cosa 
accada quell'immagine continua a ripetersi come in un montaggio 
ossessivo, ne esistono molte varianti. Non riesci a mettere a fuoco i 
vestiti, e il colore esatto della pelle, l'espressione del viso, 
l'aeroporto tutto intorno. Ma senti già il suo odore, e il tocco della 
sua pelle, mentre incastri il tuo viso nella sua spalla e chiudi gli 
occhi e intanto il mondo sparisce. Come un tempo. Come se il tuo posto 
non fosse mai stato altro che quello. Come Lucertola. Come una bambina. 
Come tornare a casa, ovunque essa sia.
&lt;/div&gt;</description>
      <link>https://journals.worldnomads.com/cicia/story/57132/Italy/Tornare-a-casa-Ovunque-essa-sia</link>
      <category>Travel</category>
      <category>Italy</category>
      <author>cicia</author>
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      <pubDate>Fri, 16 Apr 2010 03:14:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Vicoli e passi lenti</title>
      <description>
&lt;div&gt;
Sei nella tua isola. Per la prima volta dopo tanti anni ti senti in pace
 con il mondo persino qui. Senti di poter accettare tutto e tutti, senza
 riserve. La bellezza delle piccole cose ti riempie il cuore, ti 
accarezza, ti danza intorno incessantemente. La bruttezza ti scivola 
addosso. Non sei nervosa, ne' impaziente, ne' speranzosa. Vivi il 
presente, sai che il futuro sarà esattamente come dovrà essere. Il caso 
non esiste. Tanto vale godersi il cammino, e costruirlo piano piano, 
senza pretendere di essere onnipotenti ne' vittime.  &lt;br /&gt;Assapori ogni 
momento, accettando il naturale scorrere del tempo come non hai mai 
fatto in vita tua. Senti che tutto è in perfetto equilibrio. Non riesci a
 spiegarti come sia possibile. Tu che sei felice e un attimo dopo 
disperata, tu che vivi tutto senza riserve e senza dispositivi di 
sicurezza, senza vie di mezzo. Bianco o nero. Dentro o fuori. Felice o 
disperata. Tu, ora depositaria di un bizzarro stato di grazia che ti 
avvolge e non lascia scampo.&lt;br /&gt;
Hai sempre amato uscire di notte, e continui a farlo, chiudendo piano la
 porta alle tue spalle cercando di non fare rumore. Tuta nera, cappuccio
 tirato su, scarpe da ginnastica. Sei essenziale, come invisibile. Non 
vuoi disturbare la notte dell'isola con colori superflui. Esci dal 
vicolo, svolti a destra, imbocchi il vicolo accanto. Sono sempre gli 
stessi vicoli umidi e stretti. Ma ogni volta segui un percorso diverso e
 casuale. Ti addentri nel labirinto e, un passo dopo l'altro, avanzi 
senza chiederti dove tu stia andando. Il cane fulvo di tua madre 
accanto. Sei un po' il suo branco, la compagna di silenziose passeggiate
 notturne che sembra in qualche modo apprezzare. Il cielo è così vicino 
qui, così nitido e profondo. &lt;br /&gt;
Ti lasci trasportare dai pensieri, e allo stesso tempo fai il vuoto 
dentro di te. Sei in pace con il mondo. Ti chiedi come sia la sua isola 
lontana, e cosa stia facendo. Cerchi di visualizzarlo senza riuscirci. 
Ti sembra incredibile che adesso esista così lontano da te, e tu non 
possa sapere cosa stia facendo, se stia parlando, dormendo, se ti stia 
pensando o no. Vorresti un briciolo di visione, una frazione di secondo.
 Ma sai che non è possibile. Ti manca, ma sei forte. Perché quando si 
vuol bene davvero a qualcuno non c'è distanza che tenga. Tutto va 
esattamente come deve andare. Intristirsi è inutile. Preghi mentalmente 
che sia felice, lo desideri sul serio. Gli invii azzurre benedizioni 
luccicanti che speri arrivino a destinazione.&lt;br /&gt;
I pensieri si susseguono uno dopo l'altro come su un tapis roulant, 
senza fermarsi troppo o incastrarsi, senza pungerti ne' abbracciarti. 
Scivolano. Sfilano leggeri per poi scivolare via.&lt;br /&gt;
E assapori il silenzio dei vicoli, interrotto dal ticchettio delle zampe
 di Biagio che sparisce all'improvviso, e dal rumore leggero dei tuoi 
passi. Assorbi la luce gialla dei lampioni che si posa sulle cose, e 
l'odore delle piante, e del legno scrostato delle vecchie porte, e i 
ruderi intorno, e i balconi che celano sogni, e i panni stesi che 
sventolano piano, e i giardini dietro i muri spessi, e i nomi sui 
campanelli, e i gatti randagi, e le bouganville, e i riflessi sul 
lastricato e sul battuto di cemento, e le bici senza catene, e le 
panchine pesanti, e i lucchetti coperti dalla ruggine di amori finiti, e
 l'assenza di presenza umana e di pericolo. A Bologna è così diverso... 
lì la notte silenziosa ha l'odore della paura. Lì il rumore dei tuoi 
passi nel silenzio è qualcosa di poco rassicurante.&lt;br /&gt;
Cammini senza fretta, senza incontrare nessuno. Se avverti il rumore di 
passi o l'eco lontano di una voce cambi direzione, fai una deviazione 
per non incontrarne la fonte. Non provi fastidio, è solo un gioco. 
Giochiamo al mondo apocalittico in cui l'umanità sparisce nel buio. In 
cui solo tu esisti. E lui, all'altro capo del mondo. Fino al mattino.
&lt;/div&gt;</description>
      <link>https://journals.worldnomads.com/cicia/story/57133/Italy/Vicoli-e-passi-lenti</link>
      <category>Travel</category>
      <category>Italy</category>
      <author>cicia</author>
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      <pubDate>Tue, 13 Oct 2009 01:51:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Di macchine del tempo e amore e sfide</title>
      <description>&lt;div&gt;Ti svegli, sono solo le 10.30.&lt;br /&gt;
Oggi non lavori, non sai cosa fartene di questa lunga giornata, di 
questo splendido sole fuori dalla finestra. Quando sei sola hai come 
l'impressione di non esistere più.&lt;br /&gt;
Indossi i tuoi occhiali nuovi. Vedi tutto grandangolato, i tuoi occhioni
 trasformati in piccoli occhi da pesce stupido. Ti lavi i denti senza 
guardarti allo specchio, prendi le chiavi e vai giù. &lt;br /&gt;
Butti via un sacco enorme di carta da riciclare. Hai buttato via tutto 
senza neanche fare un minimo di selezione.&lt;br /&gt;
Fai due chiacchiere col tabaccaio. Non riesci neanche a guardarlo in 
faccia, con i tuoi occhietti da pesce nuovi di zecca. &lt;br /&gt;
Hai sempre pensato che i tuoi occhi fossero la cosa più importante che 
avessi. Ma forse non li hai curati a sufficienza. E ora eccoti qui, con 
un nuovo problema in faccia.&lt;br /&gt;
E mai avresti pensato che un paio di occhiali potessero fungere anche da
 macchina del tempo. E' stato uno shock. Catapultata indietro di 15 
anni, ragazzina magrissima con occhiali e apparecchio ai denti. 
Ragazzina cresciuta troppo in fretta e poi cresciuta mai. Una sorta di 
strano animaletto intelligente e intrattabile. Un animaletto solitario e
 misantropo.&lt;br /&gt;
Cerchi di conviverci. Cerchi di sveltire il passo e lasciare indietro 
quella ragazzina, ma non ti molla. Dopotutto lei era più tenace di te.&lt;br /&gt;
Allora provi a farle capire che la vita non è poi così male. Glielo 
devi, perché nonostante tutto è stata la sua scelta di non morire a far 
si che tu esista adesso. E' stata la sua infelicità a farti diventare 
ciò che sei.&lt;br /&gt;
Provi a dirle che anche se fa male da morire può accettare ciò che non è
 in grado di cambiare.&lt;br /&gt;
Che tu stessa puoi accettare che il tuo migliore amico sia sparito da un
 giorno all'altro. Che sia a un km da qui senza che tu possa vederlo. 
Che presto sarà dall'altra parte del mondo e non potrai farci niente.&lt;br /&gt;
Non piangerai. Tu e lui avete condiviso tutto nell'ultimo anno. Pianti e
 risate, liti e notti a parlare con il lenzuolo sopra la testa. Disastri
 e gioie. Speranze e delusioni. Sigarette speciali e birrette. Bicchieri
 di vino e di veleno. Letti, divani, tende da campeggio, prati e 
tappeti. Cuscini. E coperte troppo piccole. Vestiti. Docce. Film. Caffè e
 sigarette in silenzio al mattino. Abbracci stritolanti e silenziosi. 
Sogni. Paure. Campanelli suonati in piena notte. La sua bmx. E vi siete 
fatti del male a vicenda, e poi vi siete aiutati a risollevarvi a 
vicenda. Vi siete protetti dal mondo e l'uno dall'altro e da voi stessi.
 E vi siete fatti la guerra, e avete capito che era inutile. E vi siete 
amati, e avete capito che non eravate voi a decidere.&lt;br /&gt;
Anche tu sei in partenza. Per un luogo più vicino, ma mentalmente più 
lontano. E hai paura di non farcela, hai paura di impazzire. Hai paura 
di dimenticare ed essere felice. &lt;br /&gt;
Ma respiri forte, ricacci indietro le lacrime perché sai che andrà tutto
 esattamente come deve andare. Che gli perdonerai tutto, che lui ti ha 
già perdonato tutto. Che per quante migliaia di km possano separarvi 
sarete sempre insieme. Che ciò che avete avuto nessuno potrà togliervelo
 mai. Che ciò che avrete è lì ad aspettarvi e arriverà. Che vi siete 
sempre appartenuti senza saperlo.&lt;br /&gt;
Continui a pensare all'ultimo abbraccio silenzioso davanti alla porta 
aperta. A quel silenzio che valeva più di mille parole. Alla sensazione 
di pace nello scoprire che ciò che vi lega è più grande di voi, più 
forte del tempo e dello spazio. Che non dovrai fare niente, che non 
dovrà fare niente, che tutto succederà e basta. Che nonostante gli 
ostacoli che si innalzano giorno dopo giorno non mollerai mai. Non lo 
farai.&lt;br /&gt;
Nel frattempo vivrai, giorno dopo giorno. E scoprirai che non è così 
difficile. Che marzo è più vicino di quanto tu possa pensare, che dopo 
non lo lascerai più. Che 6 mesi non sono un cazzo di fronte a una vita. 
Speri solo di non morire, in quei 6 mesi. E di non odiarlo, di non 
pensare a nulla. Di alzarti ogni mattina, sentire il sole sulla pelle, e
 lavorare, e chiuderti in palestra. E lavorare sul tuo corpo e sulla tua
 mente. E goccia dopo goccia scavare la roccia in cui ti sei ritrovata 
chiusa. E uscirne più forte di prima. &lt;br /&gt;
E smetterai di distruggere, di odiare, di piangere, di fare passi falsi.
 Dirai solo la verità, e prima di tutto a te stessa.&lt;br /&gt;
E studierai, e ti laureerai. Perché hai capito che la porta per la tua 
libertà è in quella direzione. Anche se esiste una via più breve.&lt;br /&gt;
E farai le analisi del sangue anche se hai il terrore degli aghi e paura
 di scoprire malattie incurabili.&lt;br /&gt;
E andrai dall'oculista, anche se ti fa una paura fottuta.&lt;br /&gt;
E addomesticherai ogni paura, te la farai amica. &lt;br /&gt;
Fotograferai i vermi, e magari li prenderai in mano. E il fuoco, e la 
solitudine. E le storie più leggere della tua. &lt;br /&gt;
E continuerai a fare sport, anche se ti farà male ogni singolo muscolo e
 penserai che è più facile andarsene a fare l'aperitivo con gli amici. E
 sarai felice di sudare e faticare, perché a ogni movimento ricorderai 
che se vuoi puoi tutto.&lt;br /&gt;
E non ti vergognerai di dire che non sai fare qualcosa, anche se detesti
 farlo.&lt;br /&gt;
E sorriderai a pagamento, e sarai felice di farlo perché solo così il 
tuo viaggio si farà ogni giorno più vicino. &lt;br /&gt;
E non ti lascerai andare. E crescerai, anche se è tardi, lo farai.&lt;br /&gt;
E scalerai la vetta dello Stromboli anche se le gambe ti cederanno e il 
fiato non basterà. Per ricordarti che sei fortunata ad essere ancora 
qui. E che 3 ore e mezza di scalata valgono lo spettacolo di Iddu. E 
sarai assolutamente certa che la prossima volta non ci tornerai sola.&lt;br /&gt;

&lt;/div&gt;</description>
      <link>https://journals.worldnomads.com/cicia/story/57134/Italy/Di-macchine-del-tempo-e-amore-e-sfide</link>
      <category>Travel</category>
      <category>Italy</category>
      <author>cicia</author>
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      <pubDate>Mon, 28 Sep 2009 11:59:00 GMT</pubDate>
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